IL MATRIMONIO DEL PASSATO: LA DOTE E I FESTEGGIAMENTI

La data del matrimonio, in passato, veniva comunicata ad amici e parenti il giorno della festa per il fidanzamento ufficiale. Iniziavano così i preparativi in vista delle nozze, che solitamente erano celebrate di domenica: secondo le usanze salentine, la futura sposa, con l’aiuto della madre, completava la sua dote matrimoniale (preparata sin da quando era bambina), esibita ad amici e parenti (prima di essere trasferita nella nuova abitazione) attraverso la cerimonia della “moscia”, ovvero la mostra.

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Il giorno in cui venivano affisse le pubblicazioni, la sposa riceveva in dono dalla suocera una collana d’oro (in dialetto salentino “la catina”), simbolo del legame che le avrebbe unite.

Finalmente arrivava il momento del sì: dopo la celebrazione in chiesa, prendeva il via la festa con un banchetto a casa dello sposo. Nel Salento, il menu prevedeva il “paninu de la zita” farcito con mortadella e provola piccante, pezzetti di carne al sugo, alici, olive, dolci come la “cupeta” e liquori preparati in casa. I festeggiamenti, allietati da danze tipiche, proseguivano fino a  tarda sera.

Otto giorni dopo, il rito del pranzo veniva ripetuto nella dimora paterna della sposa. In quell’occasione, la suocera regalava alla nuora degli utensili domestici (un fuso, un telaio e una scopa), per ricordarle il suo ruolo di “angelo del focolare”.

Ma com’era vissuta la prima notte di nozze nel Salento dei nostri nonni? I neosposi non dormivano nel letto nuziale, preparato e addobbato il giorno precedente: in base alle usanze di allora, infatti, il letto doveva rimanere intatto e vuoto affinché arrivasse la benedizione di un angelo.

Un’altra tradizione imponeva alla sposa di restare in casa nella prima settimana dopo il matrimonio, mentre nella prima uscita ufficiale da signora si sarebbe recata in chiesa in compagnia del marito.  Da quel momento in poi la vita coniugale avrebbe avuto il suo corso, secondo i ruoli dell’epoca.

In molti casi, però, i matrimoni avevano una funzione riparatoria: venivano infatti celebrati per rimediare allo scandalo delle “fuitine”, che avvenivano quando la coppia di innamorati scappava di casa (soprattutto per non aver ricevuto l’approvazione da parte delle famiglie).